Corvo imperiale

Il corvo imperiale (Corvus corax LINNAEUS, 1758) è un uccello passeriforme appartenente alla famiglia Corvidae, diffuso in Eurasia, Nordafrica e America Settentrionale. Assieme al congenere Corvus crassirostris è il più grande rappresentante della propria famiglia, nonché uno fra i massimi esponenti dell'ordine dei passeriformi. Originario dell'Eurasia, il corvo imperiale sfruttò il ponte di terra dello stretto di Bering formatosi durante le ere glaciali del Pleistocene per colonizzare il Nord America: si tratta quindi di uno dei pochi animali (fra gli altri vi sono ad esempio l'alce, il lupo e l'orso bruno) ad essere presente in ambedue i continenti senza esservi stato importato dall'uomo. Nonostante sia assai ben diffuso e rappresentato in tutto il suo areale, a causa della sua naturale diffidenza e circospezione il corvo imperiale risulta assai più raro da avvistare rispetto ad altri corvidi, come ad esempio le cornacchie. La sua innata cautela lo porta infatti ad eleggere a propria dimora luoghi selvaggi e relativamente difficili da raggiungere, come aree rocciose e foreste, anche se qualora non venga disturbato dall'uomo può frequentare anche ambienti antropizzati, risultando in alcuni casi addirittura nocivo. Se preso in tenera età, il corvo imperiale può essere addomesticato facilmente e dà prova di grande intelligenza, affezionandosi ai propri padroni ed imparando ad imitare la voce umana ed addirittura a risolvere problemi elementari. Pur essendo un parente abbastanza stretto dei comuni passeri e canarini, si può dire che il corvo imperiale sostituisca gli avvoltoi nell'emisfero boreale. Rispetto a questi ultimi, tuttavia, la sua dieta risulta assai più varia, in quanto esso si nutre praticamente di tutto ciò che è in grado di inghiottire dopo averlo spezzettato col forte becco.

Tassonomia

Il corvo imperiale è uno dei pochi animali il cui nome scientifico è rimasto immutato sin dalla prima classificazione effettuata da Linneo, la quale è stata più volte soggetta a revisione nel corso degli anni: esso rappresenta inoltre la specie tipo del genere Corvus. Il nome scientifico del genere deriva dalla parola latina corvus, per l'appunto "corvo", mentre il nome della specie deriva dal greco antico κόραξ korax, col medesimo significato. Un areale così vasto come quello occupato da questa specie, per di più comprendente un gran numero di isole ed ambienti ecologicamente dissimili, ha determinato una certa differenziazione delle varie popolazioni locali rispetto al ceppo originario. Questa differenziazione, anche notevole in alcuni casi, ha portato gli studiosi a suddividere la specie in numerosissime sottospecie principalmente in base a criteri morfologici, come ad esempio le dimensioni totali o la conformazione del becco: In seguito a varie revisioni tassonomiche, basate su criteri genetici, numerose sottospecie sono state soppresse ed accorpate fra loro, in quanto considerabili piuttosto come varianti regionali di un unico tipo fondamentale. Attualmente, vengono riconosciute dalla maggior parte degli autori undici sottospecie di corvo imperiale: Recenti studi effettuati sul DNA mitocondriale di varie popolazioni di questi animali hanno portato gli studiosi a suddividere la specie in due cladi: • un clade cosiddetto californiano, comprendente la sottospecie sinuatus e le popolazioni diffuse nel sud-ovest degli Stati Uniti; • un clade cosiddetto olartico, comprendente le rimanenti sottospecie. Le due cladi avrebbero cominciato a differenziarsi circa due milioni di anni fa, e sebbene i corvi imperiali californiani siano assai somiglianti morfologicamente agli altri, essi ne sono geneticamente distanti, ed anzi più vicini filogeneticamente alla specie Corvus cryptoleucus. La popolazione americana di corvo imperiale, invece, è strettamente imparentata con quelle eurasiatiche, a loro volta più vicine ad altre specie (come Corvus albus) rispetto a quanto non lo siano coi corvi californiani]. Per spiegare questa inaspettata distanza genetica è stato ipotizzato che i corvi imperiali della clade californiana giunsero in America all'incirca due milioni di anni fa, rimanendo poi isolati dalle popolazioni eurasiatiche a causa dell'era glaciale: circa un milione di anni dopo, da questa popolazione californiana si distaccò la specie C. cryptoleucus, mentre ancora più in là una nuova ondata migratoria proveniente dall'Asia portò in America dei nuovi corvi eurasiatici, dai quali ebbe origine la sottospecie principalis. Ulteriori studi effettuati sul DNA mitocondriale hanno dimostrato che anche i corvi imperiali della sottospecie tingitanus presentano differenze genetiche piuttosto significative rispetto al resto delle popolazioni olartiche, con le quali fra l'altro si incrociano solo assai raramente e con difficoltà. Il risultato di tali studi ha portato alcuni studiosi a supporre che il taxon Corvus corax sia in realtà parafiletico. Una soluzione tassonomica per questo problema sarebbe quella di elevare la sottospecie sinuatus al rango di specie a sé stante (Corvus sinuatus), intermedia fra il corvo imperiale propriamente detto ed il corvo messicano C. cryptoleucus: altri studiosi opterebbero invece per l'unificazione della sottospecie sinuatus con la specie C. cryptoleucus a formare un unico complesso, tuttavia per poter effettuare un'operazione del genere senza tema di smentita occorrono ulteriori studi sul flusso genico e sul genoma delle due specie. Risulta degno di nota il fatto che anche in Africa potrebbe essere accaduto un processo analogo a quello che avrebbe portato alla differenziazione della sottospecie (o specie) sinuatus ed in seguito alla specie C. cryptoleucus: infatti, oltre alla sottospecie tingitanus, anche il corvo dal collo rosso (Corvus ruficollis) ed il corvo somalo (Corvus edithae) potrebbero essere visti come popolazioni del complesso-specie C. corax, evolutesi e differenziatesi per far fronte alle diverse condizioni climatiche in parallelo a quanto riscontrabile nelle popolazioni californiane di corvo imperiale. Ciò indicherebbe una spiccata tendenza delle popolazioni ancestrali di corvo imperiale a colonizzare habitat differenti da quello originario (principalmente più caldi e secchi), dando origine in questi nuovi territori a fenomeni di radiazione adattativa.

Distribuzione

Il corvo imperiale occupa l'areale naturale più vasto fra gli uccelli (oltre 10.000.000 km²): la specie è infatti diffusa in tutta Europa (Isole Canarie, Islanda, Gran Bretagna ed Irlanda comprese, mentre manca quasi del tutto dall'Europa centrale), in Asia centrale e settentrionale (a sud fino all'Iran e all'India settentrionale), in Africa settentrionale, in America Settentrionale e Centrale (ad eccezione degli Stati Uniti sud-orientali) a sud fino al Nicaragua, oltre che in molte isole del Pacifico. Il corvo imperiale predilige le aree alberate, con presenza nei dintorni di ampi spazi aperti dove cercare il cibo; lo si trova anche lungo le aree costiere con presenza di falesie rocciose, dove l'animale si nutre e nidifica. Come intuibile dall'estesissimo areale occupato dalla specie, tuttavia, si tratta di un animale assai adattabile: lo si trova anche nelle aree ghiacciate del Circolo Polare Artico, nelle aree aride e semidesertiche del Nordafrica, fino alle cime dell'Himalaya, dove sono stati osservati esemplari di questa specie a 6.350 m di altezza sul Monte Everest. Si può dire che l'unico habitat che il corvo imperiale eviti sia la foresta pluviale. In Italia, il corvo imperiale risulta piuttosto raro, tanto da comparire fra le specie inserite nel Libro Rosso degli Animali d'Italia: sull'intero territorio nazionale ne è infatti censita una popolazione totale inferiore alle 15.000 unità, con un numero di coppie nidificanti compreso fra le 3.000 e le 6.000, concentrate lungo l'arco alpino, in Sardegna, nel Gargano e lungo l'Appennino Meridionale, ma presenti grossomodo in tutte le aree rocciose del Paese.

Descrizione

Il corvo imperiale è uno dei più grandi Passeriformi viventi: pur non essendo il rappresentante di maggiori dimensioni in assoluto dell'ordine (viene infatti superato dagli uccelli lira e dal congenere Corvus crassirostris, il quale, sebbene abbia dimensioni medie leggermente maggiori, risulti più piccolo di alcuni esemplari di corvo imperiale particolarmente grandi), raggiunge comunque dimensioni ragguardevoli, che spaziano fra i 56 ed i 69 cm di lunghezza, per un'apertura alare che può sfiorare il metro e trenta. Per quanto riguarda il peso, il corvo imperiale si contende ancora una volta col congenere C. crassirostris il primato di passeriforme più pesante, raggiungendo i 1.600 g negli esemplari più imponenti. Il peso medio di questa specie, tuttavia, si attesta attorno al chilogrammo. Le sottospecie meridionali, diffuse in aree più calde, sono generalmente più piccole e slanciate rispetto a quelle diffuse in ambienti più freddi. Inoltre le femmine, a parità d'età, tendono ad essere leggermente più piccole dei maschi. Aspetto Il corvo imperiale presenta corpo robusto con zampe piuttosto lunghe e dotate di forti artigli ricurvi. La coda è squadrata, ma nella sua parte distale assume una caratteristica forma a cuneo, utile per identificare la specie: le ali sono digitate e piuttosto larghe. La testa è il carattere morfologico che maggiormente distingue questa specie dalle altre della famiglia dei Corvidi: essa si presenta infatti allungata, con occhi di colore bruno scuro ed un forte becco. Quest'ultimo è piuttosto lungo e leggermente incurvato sul margine superiore, con un abbozzo di uncino in punta: il becco appare però più corto a causa delle piume setolose che ne ricoprono la parte prossimale, oltrepassando il margine di attacco del becco ed andando a formare un anello alla sua base, estendendosi fin quasi al mento sulla mandibola. Il piumaggio, folto e serrato, è completamente nero, lucido e con riflessi metallici di colore blu-acciaio che appaiono qualora lo si osservi alla luce del sole: a seconda della sottospecie, possono o meno essere presenti sfumature brune su petto e collo, oppure piume biancastre disposte ad anello attorno alla base del becco. Sulla gola, in corrispondenza del gozzo, sono presenti delle particolari piume lanceolate ed erettili, dette barbe, che l'animale utilizza per comunicare il proprio stato d'animo. Le zampe sono nude dal tarso in giù, dove si presentano ruvide al tatto e ricoperte sulla loro parte anteriore da un'unica fila di scaglie rettangolari: come anche tutte le altre parti nude del corpo sono nerastre, talvolta con sfumature di colore carnicino in prossimità dell'attaccatura delle unghie. Queste ultime sono forti ed a forma di uncino, anch'esse di colore nero lucido. Le dita sono quattro, tre rivolte in avanti ed una rivolta all'indietro, assicurando all'animale una salda presa sugli appigli ed un buon equilibrio al suolo. L'interno della bocca è di colore rosato o rosso vivo, con lingua appuntita e ruvida di colore rossiccio.

Biologia

I corvi imperiali conducono solitamente vita solitaria od in coppie: essi occupano territori che hanno un'estensione che va dai 5 ai 40 km² a seconda delle risorse presenti nella zona[24]. Gli individui giovani tendono invece a formare gruppetti di varia entità, mentre gli adulti non ancora accoppiati possono riunirsi in dormitori comuni: più coppie possono infine formare dei gruppi anche piuttosto duraturi in aree dove il cibo è abbondante. Il comportamento del corvo imperiale, nonostante la maestosità e la forza dell'animale, è assai cauto e prudente: prima di scendere al suolo, esso è solito volteggiare lungamente alla ricerca del minimo segno di pericolo presente sul terreno. Soprattutto durante il periodo riproduttivo, però, tale prudenza viene quasi del tutto abbandonata e le coppie di corvi imperiali difendono accanitamente il proprio territorio, inseguendo gli intrusi per chilometri e dando luogo anche a spettacolari combattimenti aerei. Il volo del corvo imperiale si differenzia nettamente da quello degli altri Corvidi, essendo paragonabile per sveltezza ed agilità a quello dei Rapaci: l'animale è solito descrivere ampi cerchi nel cielo per osservare il territorio alla ricerca di cibo, salvo poi fiondarsi al suolo e riprendere repentinamente quota. Al suolo, invece, i corvi imperiali camminano impettiti e dondolando il capo, in maniera simile ai piccioni: quando si appollaiano sugli alberi, invece, possono disporsi sia tenendo il corpo in orizzontale che quasi in verticale, mantenendo in quest'ultimo caso un caratteristico aspetto ingobbito. Quando l'animale non vola, le ali vengono sempre tenute piuttosto distanti dal corpo. Il corvo imperiale è un animale tendenzialmente stanziale: gli individui giovani possono compiere spostamenti di una certa entità (200 km ed oltre) alla ricerca di nuovi ambienti dove stabilire il proprio territorio, mentre le popolazioni residenti nelle aree meno ospitali dell'areale di questa specie possono compiere piccole migrazioni stagionali in caso di stagioni particolarmente inclementi dal punto di vista climatico, come estati particolarmente torride od inverni particolarmente rigidi. I corvi imperiali comunicano fra loro mediante una vasta e complessa gamma di suoni: finora le vocalizzazioni di questi animali sono state classificate in una serie di categorie che varia a seconda dei pareri da 15 a 34, la maggior parte delle quali ha la funzione di comunicare coi conspecifici. Oltre ai suoni effettivamente prodotti con emissione di aria, i corvi imperiali comunicano anche sbattendo rumorosamente le ali od il becco, azione quest'ultima maggiormente osservata nelle femmine rispetto ai maschi. La postura del corpo è invece indicativa di sottomissione (quando orizzontale) o dominanza (quando verticale) nei confronti di altri esemplari, oppure di richieste di grooming nei confronti del coniuge. I corvi imperiali sono inoltre eccellenti imitatori: essi sono infatti in grado di imitare quasi alla perfezione svariati suoni, come versi di altri animali, rumori di attrezzi od anche la voce dell'uomo, imparando intere frasi anche dopo averle ascoltate una sola volta. Qualora i due componenti di una coppia vengano separati, o per qualche motivo uno dei due non riesca a trovare l'altro, essi cominciano a riprodurre i richiami del consorte disperso per incoraggiarne il ritorno. Ben nota è l'abitudine di questi animali, comune del resto a tutti i corvidi, di impossessarsi di oggetti luccicanti (come pezzi di vetro e metallo) per poi nasconderli o portarli al proprio nido, probabilmente allo scopo di utilizzarli per impressionare i conspecifici.

 

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